CONA
4/5/6 GIUGNO
2010
INTRODUZIONE
Accendere la luce è spesso il primo gesto ogni mattina e premere l’interruttore
spegnendola è l’ultimo. In mezzo ci sono mille azioni per scaldarci, muoverci,
divertirci, lavorare e riposare: azioni che possiamo compiere solo grazie
all’abbondanza di energia di cui godiamo. Ci siamo abituati ad averla sempre a
nostra disposizione, senza mai pensare da dove viene e come è prodotta.
Solo nei momenti di crisi ci accorgiamo di quanto sia importante...
Oggi viviamo proprio una di queste crisi: il petrolio sta finendo ed è destinato a
costare sempre di più ; a ciò si aggiunge il problema dei cambiamenti climatici.
In pochi decenni, il consumo massiccio di carbone e derivati del petrolio ha
profondamente alterato l’atmosfera del pianeta, con conseguenze che
rischiano di essere fuori controllo se non interveniamo immediatamente. La
questione energetica, ed in particolar modo la questione nucleare, non possono
essere lasciate solo nelle mani di tecnici, politici, burocrati e tanto meno al
mondo degli affari. È una questione che ci riguarda tutti, perché è strettamente
intrecciata con molti altri temi fondamentali: dall’ambiente alla democrazia,
allo stile di vita che vogliamo per noi e per il nostro futuro. Per questo crediamo
sia importante che ciascuno di noi possa farsi una propria idea in merito,
mettendo a confronto le varie posizioni.
Quel che ne pensa il governo o l’Enel ve lo dicono quasi ogni giorno alla radio e
alla televisione. Ma esistono anche altre versioni dei fatti
“È triste constatare come il procedere della tecnologia, in tutti i campi, tenda a
educare l’uomo a tollerare le contaminazioni, invece di educare l’uomo a non
contaminare” (Luigi Sertorio, Erika Renda Tratto da “Cento Watt per il prossimo miliardo di anni”,
Bollati Boringhieri, gennaio 2008.)
UNA PROSPETTIVA DIVERSA:
Forse, prima di chiederci come ottenere l’energia, dovremmo chiederci se
veramente abbiamo bisogno di tutti i chilowattora (kWh) che siamo abituati a
consumare. Prima di pensare a costruire nuove centrali, dovremmo imparare a
ridurre i nostri consumi energetici. In fin dei conti, quello che rende piacevole la
nostra vita non tanto l’energia in sé, ma i servizi che quell’energia ci fornisce.
La stessa luce può essere prodotta con lampadine a basso consumo; la stessa
distanza può essere percorsa con mezzi meno inquinanti; lo stesso prodotto
può essere confezionato con meno sprechi e provenire da più vicino. Un’azione
banale come spegnere tv e lettori dvd, senza lasciarli
eternamente con la lucetta rossa accesa, ridurrebbe da sola del 10% i consumi
elettrici delle famiglie
italiane.
Ridurre i nostri consumi, i nostri sprechi, non vorrebbe sicuramente dire
ritornare all'epoca dei lumi di candela, nessuna avvalla questa ipotesi. Può
aiutarci nella lotta agli sprechi e lo stile di vita ne ha tutto da guadagnare. Se in
Italia creassimo un piano nazionale per il risparmio energetico, se
progettassimo le nostre case, i nostri edifici, i cicli produttivi aziendali, il
sistema dei trasporti con i dovuti accorgimenti, supportato dai una radicale
cambiamento personale, nel giro di pochi anni potremmo ridurre le emissioni di
CO2 di 2/3, creando posti di lavoro.
L'agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico
sostenibile (ENEA) ha fatto qualche conto per il nostro paese, confermando che
la ristrutturazione del parco edilizio avrebbe effetti dirompenti nel ridurre i
nostri consumi di energia e nel produrre posti di lavoro. Il suggerimento
sarebbe quindi, dirottare i finanziamenti destinati alle nuove centrali nucleari
per il recupero e per la ristrutturazione del patrimonio edilizio italiano che in
diverse regioni giace in condizioni pietose. Si contano, a stime, circa 13 milioni
di edifici, l'85% a uso residenziale, che consumano ogni anno il 45% del
fabbisogno energetico nazionale. Le case che possiamo costruire dovranno
essere energeticamente autonome, consumare poco e produrre da sé l'energia
necessaria attraverso pannelli solari, mini eolico, sonde geotermiche. Non è un
sogno.
POTREMMO CHIUDERE IL DISCORSO QUA:
L'energia nucleare, anche secondo le più rosee previsioni del governo,
andrebbe a coprire più del 5% dei consumi energetici complessivi. Stiamo
attenti quando ci dicono che il nucleare arriverà a percentuali 5 volte superiori:
L'elettricità è solo una piccola parte dell'energia totale che utilizziamo. Quasi
metà dell'energia che consumano le nostre case, serve a raffrescare e scaldare
le case stesse e far circolare quasi 35 milioni di automobili (Stime 2008).
Diamo per assodato che comunque avremo bisogno di nuove fonti, perché sarà
in ogni caso necessario sostituire carbone e petrolio. Siamo proprio sicuri di
non avere alternative all’energia nucleare?
ENERGIA RINNOVABILE: COSA SIGNIFICA?
Le energie rinnovabili sono quelle fonti che si rigenerano almeno alla stessa
velocità con cui si utilizzano, il che significa che sono potenzialmente infinite e
hanno un impatto ambientale drasticamente ridotto rispetto alle fonti fossili
(petrolio, carbone etc... ), rientrano in questa categoria:
• l’energia solare
• l’energia eolica
• l’energia geotermica
• l’energia da biomassa
• l’energia idroelettrica
Sono la speranza per il nostro futuro energetico perché potenzialmente
possono fornirci tutta l’energia necessaria, con bassissime emissioni,
liberandoci dai legami con i paesi produttori di petrolio. Per questo motivo sono
una realtà continua espansione: oltre il 60% della nuova potenza installata in
Europa nel 2009 proviene da solare, eolico e idrico. Negli ultimi cinque anni, la
produzione dall’eolico è più che triplicata.
POSSONO BASTARE?
Uno dei problemi legati alla produzione da eolico e solare, su cui spesso
puntano gli scettici, è quella dell’instabilità: quando piove, che ci fai con i
pannelli solari? Certo, la produzione del singolo impianto resterà sempre
soggetta a variabilità, ma nel suo complesso un sistema di generazione
distribuita su tutto il territorio nazionale, collegato attraverso una rete
intelligente potrebbe fornire soluzioni soddisfacenti.
La rete è uno degli aspetti fondamentali per passare da un sistema elettrico
centralizzato come quello attuale ad un sistema distribuito in cui ciascuno di
noi diventa contemporaneamente consumatore e produttore di energia
elettrica. Le nuove reti saranno capaci di limitare la domanda nei momenti di
picco. Una rete come quella attuale non è ancora adeguata allo sviluppo delle
fonti rinnovabili. Già oggi le pale eoliche nel meridione d’Italia non possono
essere utilizzate pienamente per l’inefficienza della rete. Oltretutto va
considerato che in generale, nei luoghi dove c’è meno sole, c’è più vento o
biomassa; dove c’è più potenziale idrico, c’è meno impatto solare; dove c’è
forte irradiazione solare c’è carenza idrica e meno vegetazione. Le reti
intelligenti risolveranno i problemi di momentanea indisponibilità delle diverse
fonti, riducendo le perdite ancor oggi rilevanti e che nel 2008 sono state pari a
20 miliardi di chilowattora.
Meno mega elettrodotti significa anche meno inquinamento elettromagnetico.
Non dimentichiamo che l’inquinamento elettromagnetico è ritenuto
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una delle più gravi
problematiche ambientali che continueranno a riguardare il pianeta nei
prossimi anni. Le rinnovabili si candidano ad essere l'energia del futuro.
LAVORO VERDE :
Il numero delle persone in cerca di occupazione in Italia, nel mese di gennaio
2009, risulta pari a 2 milioni e 138 mila unità, in crescita del 22,4 per cento
rispetto a dicembre 2008. Creare nuovi posti di lavoro è più che mai urgente.
La strategia energetica può dare un contributo anche a questo problema,per
questo è necessario, valutare le fonti di energia anche in base ai posti di lavoro
che possono creare diviene pertanto un aspetto non secondario.
Relativamente al nucleare Enel ha dichiarato che ognuno dei quattro cantieri
previsti per costruire i reattori impiegherà 2.500 persone per cinque anni e in
seguito in ogni centrale lavoreranno 500 persone, ovvero 2 mila nuovi posti di
lavoro dal 2020 in avanti, se tutto andrà bene. Le rinnovabili sono da meno?
No. Ad esempio l’università Bocconi di Milano stima che le politiche
energetiche del pacchetto europeo Clima – Energia, entro il 2020 potranno
garantire investimenti per 100 miliardi di euro e creare 250 mila posti di lavoro
nel 2020.
Relativamente al solo settore del fotovoltaico Arturo Guerzoni (Università di
Padova) ha prodotto un’analisi che stima 90 mila posti di lavoro nel 2020.
L’Istituto per la competitività (I-com) il 17 novembre 2009 ha presentato uno
studio dettagliato da cui emerge che, a seconda della capacità delle imprese
italiane, non solo di installare ma di entrare nel mercato delle cellule
fotovoltaiche, il settore potrebbe creare, da un minimo di 25 mila fino a 210
mila posti di lavoro
“Occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità più efficaci
per sfruttare
la grande potenzialità dell’energia solare.”
“È necessario uscire dalla logica del mero consumo...”
“il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di
noi, gli stili
di vita e i modelli di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso
insostenibili
dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico.”
L'intento che ha questo documento è di spiegare, basandosi su dati concreti, le
idee basilari e il modus operandi futuro di tutta la componente giovanile del
partito democratico del Friuli Venezia Giulia.
NUCLEARE ED ENERGIE DA FONTI
RINNOVABILI
1. IL NUCLEARE
Tale tecnologia presenta SCENARI DI INCERTEZZA MOLTO FORTI di seguito descritti.
1.a IL COSTO DI SOLA COSTRUZIONE E’ ELEVATISSIMO,
la sola tecnologia dei sistemi di sicurezza ha fatto lievitare i costi oltre al miliardo di
euro, provocando ritardi rispetto ai tempi di consegna preventivati superiori a un
anno.
I due reattori nucleari che il 16 febbraio 2010 l'amministrazione Obama ha approvato,
ancora privi di autorizzazione da parte della Nucleare Regolatore Commission, sono di
tipo AP1000 ed hanno una potenza di 1,154 GW ciascuno, serviranno a fornire di
corrente elettrica 1.400.000 americani e avranno un costo di circa 6,5 miliardi di euro
(9). (6’5 miliardi l’una compresi sistemi di sicurezza.)1
Secondo voci ufficiali, la costruzione (si noti, solo la costruzione) delle quattro centrali
EPR AREVA che si vorrebbero installare in Italia, costerebbe complessivamente 12-15
miliardi di €, ma la costruzione in Finlandia di un reattore dello stesso tipo si è rivelata
un’impresa disastrosa. Il contratto prevedeva la consegna del reattore nel settembre
2009, al costo di 3 miliardi di €: a tale data, i lavori erano in ritardo di 3,5 anni ed il
costo era aumentato di 1,7 miliardi di €; ma non è finita, perché in novembre le
autorità per la sicurezza nucleare di Finlandia e Francia hanno chiesto drastiche
modifiche nei sistemi di controllo del reattore, cosa che da una parte causerà ulteriori
spese e ritardi e dall’altra conferma che il problema della sicurezza non è facile da
risolvere2.
1.b NEL COSTO D’OGNI KWH
di energia nucleare NON COMPAIONO I COSTI DELLO stoccaggio delle scorie, come lo
smantellamento della centrale stessa a fine ciclo, CHE SONO A CARICO DEI
CONTRIBUENTI ITALIANI GRAVANDO SULLA CAPACITA’ DI SPESA DELL’ERARIO3; ogni
azienda realizza unicamente il reattore e allo stato compete lo smantellamento e
stoccaggio scorie. Per il semplice fatto che sono procedure antieconomiche,
produrrebbero un enorme debito alla azienda privata che ha realizzato il reattore; per
farsi una idea non esiste la possibilità scientifica di dimostrare il mantenimento delle
condizioni di sicurezza necessarie per i tempi plurimillenari necessari per le scorie di
maggior pericolosità (alcuni isotopi del plutonio rimangono fortemente tossici e
radioattivi per oltre 100.000 anni)4.
1 Fonte http://www.cittanuove.org/index_052.htm#_ftn12
2 Fonte http://www.globalproject.info/it/in_mov ... roduzione-
del-nucleare-in-Italia/4309
3 Intesa come amministrazione patrimoniale dello stato
4 wwf.scorieScanzano[1].pdf
Dovunque nel mondo si pensi a confinamenti di questo tipo (Germania, Giappone) si
impiegano decenni di lavori in situ prima di concedere il benestare5
La soluzione di siti regionali che consentano di ospitare finalmente anche le 500
tonnellate all'anno di rifiuti ospedalieri che produciamo in Italia (proposta dal ministro
Giovanardi) è stata bocciata per via dei costi, 2 miliardi di euro a regione, e per ragioni
di sicurezza, che sarebbe maggiore su unico sito6.
Per smantellare le centrali italiane ci vorranno 2, 6 miliardi di euro entro il 2020: tanti
soldi e tanto tempo. Nessuno sa con esattezza quanto costerà conservare le scorie
prodotte e sorvegliarle per millenni. […] Perché questi costi non vengono inseriti nei
costi del kWh prodotto come si fa per qualsiasi altro tipo di centrale elettrica 7
1.c L’ACQUISTO DELL’URANIO SUBORDINA LA NAZIONE ITALIANA A POTENZE
STRANIERE, AL LORO POSSIBILE GIOGO DIRETTO E INDIRETTO
Geopoliticamente il nucleare è un pessimo affare siccome l’Italia non ha giacimenti di
uranio; i giacimenti sono per la maggior parte in nazioni POLITICAMENTE INSTABILI, lo
sfruttamento dei giacimenti provoca la distruzione delle risorse primarie di quel popolo
quali terra e acqua.
Il Niger è ricco di risorse minerarie, come l’uranio. AREVA ha iniziato a
concentrare i suoi sforzi minerari nel nord del Niger 40 anni fa. 8Le detonazioni e le
trivellazioni in miniera causano enormi nuvole di polvere, montagne di rifiuti
industriali e enormi mucchi di fango rimangono esposti all'aria aperta; lo
spostamento di milioni di tonnellate di terra e roccia rischia di compromettere le
sorgenti d’acqua sotterranee.9
In quattro campioni di acqua su cinque che Greenpeace ha raccolto nella regione
di Arlit, la concentrazione di uranio è risultata al di sopra del limite
raccomandato dall'OMS per l'acqua potabile. I dati storici indicano un graduale
aumento della concentrazione di uranio nel corso degli ultimi 20 anni,
compatibile con l’influenza determinata dalla sfruttamento delle miniere.10
Greenpeace ha trovato diversi pezzi di scarti di metalli radioattivi al mercato locale di
Arlit, con indice di radioattività pari fino a 50 volte i livelli normali. Gli abitanti del
luogo usano questi materiali per costruire le loro case.11
5 wwf.scorieScanzano[1].pdf
6 wwf.scorieScanzano[1].pdf
7 wwf.scorieScanzano[1].pdf
8 Fonte: Greenpace pdf niger-areva[1].pdf
9 Fonte: Greenpace pdf niger-areva[1].pdf
10 Fonte: Greenpace pdf niger-areva[1].pdf
11 Fonte: Greenpace pdf niger-areva[1].pdf
2. ENERGIE RINNOVABILI E PROPRI CICLI PRODUTTIVI
Tale tecnologia presenta SCENARI DI SOSTENIBILITA’ INOPINABILI di seguito descritti.
2a. COMPARANDO il ciclo economico della filiera produttiva delle energie provenienti
da fonti RINNOVABILI e da fonti NON RINNOVABILI si deduce che:
Fonti non rinnovabili sono gli IDROCARBURI e il NUCLEARE che per definizione
sono:
• ESTRATTE DA UN GIACIMENTO E PREPARATE AL TRATTAMENTO con
raffinerie, petrolchimici, centrali nucleari ecc
• ESAURIBILI; che viene estratto non è rimpiazzato da medesime quantità,
quindi mano a mano che si estrae tutti i giacimenti si svuotano
• PRODUCONO ESTERNALITA’ NEGATIVE (Milano12, Augusta13, Taranto14)
(Chernobyl15) quando esauriscono la loro funzione di carburante e sono disperse
nell’atmosfera producendo veleno, ovvero l’inquinamento da derivati del
petrolio oppure le radiazioni nucleari
• SUBORDINANO LA NAZIONE A POTENZE STRANIERE; di fatto rendono
l’Italia dipendente dai fornitori/nazioni che detengono la materia prima, rendono
l’Italia dipendente ai loro ricatti diretti (cartelli volti ad elevare il prezzo del
prodotto) e indiretti (nella nazione scoppiano guerre).
Il CICLO ECONOMICO DELLE RINNOVABILI RENDE L’ITALIA INDIPENDENTE in
quanto le fonti in questione utilizzano gli scarti del mondo antropizzato
(industriali, agricoli, zootecnici, urbani) o le risorse disponibili in natura, risorse
infinite se paragonate alle non rinnovabili, in tutti gli aspetti sopra trattati.
• LE FONTI NON SONO ESTRATTE DA GIACIMENTI perché sole, vento, acqua,
vegetali, deiezioni animali e “umane”, rifiuti urbani e “umido” dalla differenziata
si presentano nel loro stadio sfruttabile per il ricavo della energia elettrica senza
creare casi (Louisiana, dove è implosa la piattaforma della compagnia
petrolifera Inglese)(Cernobyl)
• LE FONTI SONO INFINITE perche la quantità sottratta viene rimpiazzata dopo
poche ore o dopo pochi mesi.
12 http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/ar ... 4059.shtml e
http://forum.pianetamamma.it/gossip-tv- ... ilano.html
13 http://www.blogpolitica.it/2010/03/09/l ... olchimico-
di-augusta/
14 http://corrieredelmezzogiorno.corriere. ... 9-ottobre-
2009/allarme-quattro-medici-troppi-tumorinei-bambini-taranto-livello-record-
1601858769060.shtml
15 http://laverabestia.org/read_post.php?id=489
• NON PRODUCONO ESTERNALITA’ NEGATIVE considerando che immettono
nell’aria quando bruciate le sostanze di cui sono composte ACQUA, CARBONIO,
CO2 (nella quantità assimilata durante il ciclo di vita dell’organismo), a
differenza del petrolio che aggiunge quantità di CO2 nel mondo.
CON TALI PRODUZIONI LA NAZIONE NON E’ RICATTABILE in quanto auto
produce sia la materia prima per produrre energia, sia l’energia stessa.
3. IMPIANTI DI PRODUZIONE DA FONTI RINNOVABILI,
LORO POTENZIALE E CASO ILTALIANO
BIOMASSE ITALIANE
L’ITALIA HA DEI FORTI RITARDI STRUTTURALI NEL SETTORE DEL BIOGAS, rispetto, ad
esempio, alla Germania16
UNA INTERESSANTE CURIOSITA’...
· Attualmente in Germania sono in funzione circa 4.200 impianti a biogas, per
una potenza elettrica complessiva prodotta di 1.400 MW.
· Di questi 1.400 MW di potenza da biogas installati, circa 1.050 MW sono stati
realizzati negli ultimi 4 anni.
· 1.000 MW è la taglia di potenza di una centrale nucleare, ma il tempo medio per
la realizzazione di una centrale nucleare in Germania è di 18 anni
1.400 Mw è la produzione di una centrale atomica da 10 miliardi di euro, invece in
questo caso SI HANNO IMPIANTI CHE permettono ad agricoltori e operatori zootecnici,
di ottenere un guadagno che prima non avevano, integrativo delle loro vendite agrozootecniche,
permettendo a essi maggiore agio. Il loro costo è di un paio o di qualche
milione di euro facilmente ammortizzabile in dieci anni senza aiuti statali, che poi
diviene una fonte fissa di guadagno a differenza del nucleare.
QUESTI IMPIANTI SE REALIZZATI A DOVERE POSSONO FUNGERE COME TECNOLOGIA
PER INTERVENIRE NELLE ZONE DEPRESSE ITALIANE.
154 impianti: effluenti zootecnici + scarti organici + colture energetiche
121 impianti: fanghi di depurazione civile
9 impianti: forsu (frazione organica dei rifiuti solidi urbani)
22 impianti: reflui agroindustriali17
Il Paese dove negli ultimi 10 anni si è maggiormente sviluppata la digestione
anaerobica è la Germania, in particolare nel comparto zootecnico. Merito della politica
di incentivazione adottata dal Governo nazionale, che oltre a erogare un contributo
sull’investimento riconosce un prezzo per l’energia elettrica da biogas che può
arrivare fino a 0,215 euro/kWh per un periodo di 20 anni. Alla fine del 2006, secondo i
16 Fonte http://www.venetoagricoltura.org/conten ... &SIDSX=105
17 Fonte 2007 pdf Le scelte politiche energetico-ambientali lanciano il bio-gas
dati dell’Associazione biogas tedesca, risultavano in esercizio circa 3.500 impianti, per
una produzione di energia primaria da biogas di 1.923 ktep18.
Diversa la situazione in Italia, dove l’Observ’ER stima una produzione di biogas nel
2006 di 353,8 kTep (circa 4 TWh); di questa, circa l’80% è ottenuta dal recupero di
biogas dalle discariche per rifiuti urbani19.
Lo Stato Italiano ci da una suggestione utopica, dove il nucleare salverà il deficit
energetico Italiano, e non interviene nelle vere problematiche del paese quali SENSO
CIVICO E NUOVI MERCATI ECONOMICI PROFITTEVOLI, CAPACI DI DISTRIBUIRE LA
RICCHEZZA.
NAPOLI - Ventidue titolari di aziende bufaline sono stati arrestati dalla Guardia di
Finanza nel casertano. Gli imprenditori, ai quali sono stati concessi gli arresti
domiciliari, sono accusati, a vario titolo, di disastro ambientale, gestione illecita di
rifiuti, di avvelenamento di acque e scempio paesaggistico. Le indagini delle Fiamme
Gialle sono state avviate alcuni mesi fa per accertare le cause dell'inquinamento del
bacino idrico dei regi Lagni20.
In presenza d’una incentivazione adeguata, d’una legge nella quale siano inserite
“Buone prassi” per la realizzazione degli impianti descritti nell’elaborato (Accennati
in questo documento), inserendo tali interventi nel piano urbanistico, questo non
sarebbe mai accaduto, per il semplice fatto che i liquami degli animali e dei reflui
urbani verso i depuratori sarebbero divenute fonti di investimento e
guadagno della collettività, quindi più tutelate dalla collettività, quindi forte
deterrente per iniziative malavitose.
Le biomasse legnose (Pellet) possono dare ai comuni ricchezza anche oltre il milione
di euro:
Gli amministratori di Gussing (Austria) grazie a tale tecnologia hanno sviluppato forti
utili per le proprie casse comunali, circa 20 milioni di euro, grazie ad investimenti
virtuosi legati alla produzione energetica da biomasse legnose, col denaro che era
utilizzato per acquistare il petrolio.
Importante il caso di Morbach (Germania) in quanto il denaro guadagnato dal comune
è proveniente da corrente ceduta alla rete, dalle bollette pagate da cittadini e aziende,
da tasse relative al teleriscaldamento abbinato alla centrale biomassa, da tasse delle
industrie stanziatesi grazie alle agevolazioni che l’impianto permette (si noti che il
comune provvede alla autoproduzione di luce(Energia), acqua
calda(Teleriscaldamento) e gas(Corrente o teleriscaldamento)]21.
IDROELETTRICO
L'energia idroelettrica è quel tipo di energia che sfrutta la trasformazione dell'energia
potenziale gravitazionale (posseduta da masse d'acqua in quota) in energia cinetica
nel superamento di un dislivello, la quale energia cinetica viene trasformata, grazie ad
un alternatore accoppiato ad una turbina, in energia elettrica.
18 Fonte 2007 pdf Le scelte politiche energetico-ambientali lanciano il bio-gas
19 Fonte 2007 pdf Le scelte politiche energetico-ambientali lanciano il bio-gas
20 Fonte Ansa.it cronaca, data 16 Aprile
21 Fonte http://www.presadiretta.rai.it/
L'energia idroelettrica viene ricavata dal corso di fiumi e di laghi grazie alla creazione
di dighe e di condotte forzate. Esistono vari tipi di diga: nelle centrali a salto si
sfruttano grandi altezze di caduta disponibili nelle regioni montane. Nelle centrali ad
acqua fluente si utilizzano invece grandi masse di acqua fluviale che superano piccoli
dislivelli; per far questo però il fiume deve avere una portata considerevole e un
regime costante.
L'acqua di un lago o di un bacino artificiale viene convogliata, attraverso condutture
forzate, a valle trasformando così la sua energia potenziale in energia di pressione e
cinetica grazie al distributore e alla turbina. L'energia cinetica viene poi trasformata
attraverso il generatore elettrico, grazie al fenomeno dell'induzione elettromagnetica,
in energia elettrica. Per permettere di immagazzinare energia e di averla a
disposizione nel momento di maggiore richiesta, sono state messe a punto centrali
idroelettriche di generazione e di pompaggio. Nelle centrali idroelettriche di
pompaggio, l'acqua viene pompata nei serbatoi a monte sfruttando l'energia prodotta
e non richiesta durante la notte cosicché di giorno, quando la richiesta di energia
elettrica è maggiore, si può disporre di ulteriori masse d'acqua da cui produrre
energia. Questi impianti permettono di immagazzinare energia nei momenti di
disponibilità per utilizzarla nei momenti di bisogno.
L’uso di questa risorsa deve comunque avvenire nel rispetto dell’ambiente e del
territorio in cui questa viene utilizzata. Si può fare “business” anche garantendo questi
principi e la Secab Società Cooperativa fondata nel 1911 con sede a Paluzza località
dell’Alto Friuli in Provincia di Udine, rappresenta un valido esempio di come
trasformare una risorsa naturale della montagna, l’acqua, in una ricchezza per il
proprio territorio.
Con le sue 5 centrali ad acqua fluente, produce energia elettrica per circa 47 milioni di
kWh/anno e ne distribuisce 20,8 milioni di kWh/anno, a circa 5.500 utenze di cui 2.600
appartenenti ai Soci. Il servizio di distribuzione, svolto in regime di concessione,
viene effettuato attraverso una rete di distribuzione propria che ha uno sviluppo di
circa 90 chilometri tra i 600 e i 1700 metri s.l.m.
I Soci possono cosi beneficiare di una riduzione sul costo dell’energia pari al 50%
rispetto alle tariffe previste dall’ Autorità per l’energia elettrica e il gas. Questo si
trasforma concretamente per il territorio con una ricaduta di 1.500.000 €./anno.
SOLARE
Il comune di Morbach come quello di Gussing, realizza entrate grazie alla
infrastruttura di cui si è dotata. Grazie a tecnologia volte a sfruttare il solare
(centrale fotovoltaica) ha sviluppato utili per le proprie casse comunali di 280
mila euro22.
Oltre a concretizzare i fondamenti del risparmio elettrico applicato al settore
della illuminotecnica ha installato delle centrali fotovoltaiche per un utile di 144
mila euro l’anno per le casse comunali23.
Sotto il profilo dei risparmi medi conseguiti a seguito degli interventi effettuati,
da un punto di vista della distribuzione regionale, i dati forniti (figura 3.25)
confermano come i maggiori benefici siano localizzabili nelle regioni
meridionali in funzione di un maggiore fattore soleggiamento.
22 Fonte http://www.presadiretta.rai.it/
23 Fonte sito internet del comune di Torraca, la prima City Led al mondo.
si identificano infatti valori prossimi ed anche superiori a 20 MWh/anno per
intervento nelle regioni Sicilia e Calabria. Di contro, nelle regioni settentrionali
quali Veneto e Friuli-Venezia Giulia si registrano benefici medi conseguiti
inferiori a 5 MWh/anno per intervento.
Da ciò, risulta interessante verificare che sotto il profilo quantitativo le
differenze raggiungano rapporti anche superiori a 1:5 e, alla luce di quanto
appena espresso in termini di efficienza del sistema, risulta quantomeno
anomala la distribuzione geografica degli interventi, giustificabile solo con una
carenza di informazione oltre che con una ridotta capacità di spesa24.
EOLICO
L’eolico Tedesco con le pale da 5Mw ha sviluppato un giro d’affari enorme attirando
l’attenzione e i finanziamenti della fondazione di Bill Clinton per impianti per oltre
100Gw25.
Come si può evincere in Sardegna vi sono parchi eolici per una potenza che supererà i
500 Mw (oggi 453 Mw effettivi ) ovvero una centrale nucleare dal costo di 3miliardi di
euro26.
Molti fanno critiche legate alla potenza effettivamente prodotta dall’eolico; nonostante
l’irregolarità del vento, però, le aziende produttrici hanno utili per milioni di euro e
sviluppano un indotto di migliaia di persone, stanno sul mercato e continuano a
investire.
IDROGENO, POMPE DI CALORE, BIODISEL
Queste fonti non sono trattate per vari motivi.
Idrogeno è una tecnologia matura ma è antieconomico produrla, quindi
l’idrogeno avrà sua massima espansione, solo quando il petrolio sarà
definitivamente sostituito dalle rinnovabili.
Questo è un momento storico nella quale è necessario lanciare le rinnovabili,
con legislazione adeguata permettere il radicamento di queste tecnologie nel
tessuto economico nazionale, aumentare la produzione di potenza totale con
gli impianti sopra descritti.
Biodisel, gli investimenti sono molto forti, quando la ricerca andrà a buon fine
dal mare si otterranno le alghe per realizzare il biodisel.
Il biodisel da culture intensive terrestri sta provocando scempi ambientali.
Pompe di calore aiutano a ottenere l’acqua sanitaria della propria abitazione.
24 Fonte ENEA - Gruppo di Lavoro “Efficienza Energetica” Dicembre 2009, pdf rapporto 2008
25 Presa diretta sole vento alberi
26 Ansa
RISPARMIO/EFFICIENZA ENERGETICA
Per risparmio energetico si intende l’insieme di tutti quegli interventi mirati a
ridurre gli sprechi e a migliorare l’efficienza dell’energia utilizzata. In queste
pagine tratteremo l’argomento dividendo la trattazione in tre settori, quelli più
importanti rispetto ai consumi nazionali (residenziale/terziario 32%, industriale 26.5%
e trasporti 31%).
Da alcuni anni sono previste dalla legge delle agevolazioni per chi intraprende
iniziative legate al risparmio. La più importante rispetto alla nostra trattazione è la
detrazione fiscale del 55% che viene applicata per la riqualificazione globale di edifici,
la coibentazione di strutture orizzontali e verticali, la sostituzione di finestre
comprensive di infissi, l'installazione di pannelli solari, le sostituzioni di impianti di
riscaldamento con altri dotati di caldaie a condensazione, la sostituzione di frigo e
congelatori, l'installazione di motori e inverter ad alta efficienza.
È necessario che queste agevolazioni non cessino perché, oltre ad un vantaggio
economico per l’investitore e un notevole abbassamento delle emissioni di CO2, questi
interventi hanno portato un forte impulso alla ricerca tecnologica nel settore, un nuovo
movimento occupazionale (nuovi tipi di occupazione) e un contenimento delle penali
europee. Sarà necessaria una proroga anche per gli anni a venire perché non venga
meno quell’educazione all’ecologia e al limitare gli sprechi, incentivata da tali
agevolazioni.
SETTORE RESIDENZIALE/TERZIARIO
Come già detto il settore residenziale/terziario corrisponde al 32% dei consumi
energetici nazionali (pari a 45.256 milioni Tep, 127 milioni di tonnellate di CO2).
Da ricerche eseguite dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e
lo sviluppo economico sostenibile) risulta che le case italiane siano quelle più
energivore d’Europa; mediamente una casa italiana consuma 150-200 kWh/mq
anno emettendo nella totalità dei siti residenziali 86.028 milioni ti tonnellate di CO2
(rispetto ai 51.967 di Germania, 49.400 della Gran Bretagna, ai 3.498 della Norvegia).
Calcolando le emissioni pro capite risulta che l’Italia emette 1.42 Kg di CO2 anno, la
Germania 0.63, la Gran Bretagna 0.87, la Norvegia 0.75 (nonostante abbia un clima
decisamente più sfavorevole rispetto al nostro).
Esistono case che, dopo tutti gli interventi relativi al risparmio e all’efficientamento
energetico, arrivano a consumare 20 kWh/mq anno, ovvero il 10 % della casa media
italiana attuale.
Sarà difficile, ed è forse deviante, prendere questo dato come riferimento ed obiettivo
ma un risparmio del 40% in questo settore è assolutamente raggiungibile
( vale a dire18.210 milioni di Tep, 51 milioni di tonnellate di CO2).
Ovviamente si devono distinguere le tipologie di intervento in relazione alla zona
climatica di residenza.
Gli esempi più comuni vanno dalla sostituzione delle lampadine ad incandescenza con
quelle fluorescenti che emettono una quantità di energia luminosa diverse volte
superiore alle prime a parità di energia consumata,alla sostituzione di infissi,
all’isolamento di strutture orizzontali e verticali.
Anche negli impianti di riscaldamento degli edifici ci sono accorgimenti più o meno
semplici per risparmiare energia, come l' uso delle valvole termostatiche, l'uso di
cronotermostati ed altri più impegnativi, come la sostituzione degli infissi obsoleti,
delle caldaie vecchie con caldaie a condensazione, l'isolamento termico delle pareti
Sarà di fondamentale importanza mantenere le agevolazioni finanziarie e le detrazioni
per il risparmio per giungere a quel 50% di risparmio rispetto agli attuali consumi.
SETTORE INDUSTRIALE
I consumi del settore industriale corrispondono al 26% dei consumi nazionali (pari a
37.412 milioni di Tep, 105 milioni di tonnellate di CO2). Il settore industriale dagli
anni 70 ad oggi ha ridotto la propria intensità energetica del 45% (con segni
evidenti di asintoticità) grazie all’abbandono delle produzioni più energivore,
all’automazione dei processi, a recuperi e razionalizzazioni. Tuttavia negli ultimi anni
si sta verificando una inversione di tendenza, caratterizzata dalla tenuta delle
produzioni a più elevata intensità energetica e dal ridimensionamento delle produzioni
a più bassi consumi specifici.
Nel settore industriale i consumi di elettricità collegati ai motori elettrici
ammontano all'incirca al 74% di quelli totali, come si può osservare nella figura
in basso. E' evidente quindi che una scarsa efficienza degli stessi si ripercuote in
modo considerevole sui costi energetici aziendali. I motori del resto si ritrovano
praticamente in tutte le applicazioni ed i processi, nonché nei sistemi di
condizionamento e ventilazione e nei circuiti idraulici collegati a ventilatori e pompe.
Forse proprio questa loro presenza diffusa, unita all'affidabilità, li rende
generalmente trascurati dal punto di vista dell'efficienza energetica.
L'adozione di sistemi di controllo della frequenza consente di ridurre in modo
considerevole il consumo energetico soprattutto nel campo delle potenze elevate,
essendo ciò complementare nei motori ad alta efficienza, più convenienti nel campo
delle basse potenze. Le maggiori possibilità di intervento si hanno per
ventilatori e pompe, che presentano campi di applicabilità nell'ordine del
60% e risparmi conseguibili all'incirca del 35%. Compressori, nastri
trasportatori ed altre applicazioni offrono una minore entità di riduzione dei consumi
(circa la metà).
Per alcune produzioni caratteristiche come la carta, l’acciaio ed il cemento, i consumi
energetici unitari dei prodotti italiani sono un po’ più efficienti della media dei prodotti
europei ma questo non riflette, necessariamente, una maggiore efficienza energetica
di produzioni identiche quanto, piuttosto, il fatto di partire da semilavorati (pasta di
cellulosa, o rottami) invece che da materie prime vergini.
Vi sono settori, quindi, in cui è necessario apportare razionalizzazioni energetiche
(produzione di materiali per l’edilizia, metallurgia) attraverso interventi di innovazione
di processo e di prodotto collegati anche ad interventi di miglioramento delle
prestazioni energetico-ambientali dell’intero ciclo produttivo (applicazione delle Best
Available Technics – BAT e di metodologie di Life Cycle Assessment - LCA).
Nell’intraprendere un programma mirato all’efficienza energetica, è necessario
considerare che il tessuto produttivo nazionale è costituito prevalentemente da piccole
e medie aziende, per lo più territorialmente raggruppate in distretti o aree industriali.
Attualmente si stima che in Italia siano presenti circa 200 distretti industriali, così
distribuiti:
• 124 nell’Italia del Nord (tessile, abbigliamento, occhialeria, gioielleria, mobili,
calzature,
alimentari, giocattoli, carta);
• 60 nell’Italia Centrale (tessile, abbigliamento, strumenti musicali, gioielleria, mobili,
calzature, alimentari, giocattoli, carta)
• 16 nell’Italia del Sud (tessile, abbigliamento, mobili, calzature, alimentari).
In tale contesto sarà conveniente “sfruttare” le piccole e medie aziende agevolando
l’introduzione di mezzi già efficienti sotto il punto di vista energetico ed
investire sulla ricerca e l’applicazione di tecnologie relative al risparmio e
all’efficientamento.
SETTORE TRASPORTI
Il settore trasporti è il secondo settore per consumi, pari al 30% di consumi nazionali
(43.684 milioni di Tep, 123 milioni di tonnellate di CO2).
Anche in questo settore eventuali risparmi sono possibili, partendo dall’analisi dei
trasporti stessi: il trasporto merci avviene, in Italia, per il 62.5% su gomma, rispetto al
solo 11.5% su rotaia; il traffico interno di passeggeri segna addirittura il 92% su
gomma e il 5.5% su rotaia; il dato che peggiora ancor di più questa analisi è che sul
totale dei trasporti di persone l’82% è dato da autotrasporto privato.
I possibili rimedi sono legati quindi in primis al tipo di mezzo adibito al traffico; è
evidente la necessità di nuove politiche legate alle infrastrutture che
permettano uno spostamento del traffico dalle vie stradali a quelle
ferroviarie o marittime ed interventi infrastrutturali anche a livello urbano
(piste ciclabili e percorsi pedonali).
In secondo luogo una rete di servizi pubblici più elastica e rispondente alla
domanda dei passeggeri per limitare al massimo l’utilizzo di mezzi privati. A volte
basterebbe solo un’adeguata informazione rispetto al servizio pubblico per diminuire
l’uso del mezzo privato.
Diversa attenzione merita il miglioramento delle tecnologie e la promozione di
veicoli ecologici, come le auto elettriche, ibride o a idrogeno, per lo meno per l’uso
privato. Sono passati alcuni anni ormai dalle prime notizie su questi mezzi che però
non riescono a sfondare le porte del mercato.
Le Amministrazioni centrali e locali sono i principali attori in causa con un
compito molto difficile sia perché devono, generalmente, attivare provvedimenti non
graditi alla popolazione sia perché, molto spesso, non è disponibile un quadro
conoscitivo che consente di progettare gli interventi sulla base di una adeguata analisi
costi-benefici. È indispensabile però, nel rispetto dell’economia del singolo cittadino, di
quella pubblica e non per ultimo dell‘ambiente, uno sforzo da parte di esse in questa
direzione.
CONCLUSIONI
Obiettivo di queste analisi sui temi delle energie rinnovabili e del risparmio energetico
è quello di dimostrare come, prima di interventi orientati verso il nucleare, ci siano
molti altri campi sui quali sia possibile intervenire con grandi risultati, senza la
necessità di grandi opere.
L'energia pulita si può fare, è conveniente per tutti e porta anche dei
risultati concreti:in 10 anni la Germania ha abbattuto del 18% le emissioni
dei gas serra, le imprese nella green economy sono tra le poche ad avere un
mercato in crescita (Enertrag, Juwi...) ed assorbono 250000 lavoratori che con
l'indotto arrivano a 750000 posti di lavoro. Questa economia fa da traino alla
ricerca perchè non solo è la politica a crederci (anche i partiti conservatori come
quello del cancelliere Merkel), ma anche il mondo della ricerca stesso (ad
esempio i centri universitari), che attrae capitali e ricercatori da tutto il
mondo27.
L’Italia gode di condizioni simili o forse ancor più favorevoli rispetto alla Germania per
lo sviluppo di energia da fonte rinnovabile (basti pensare al sole e al vento delle isole,
alla disponibilità di biomasse dell’agricoltura e degli allevamenti delle pianure e
all’acqua e alle biomasse forestali della zona alpina).
Allo stesso modo si può arrivare a volumi di riduzione dei consumi incredibilmente
elevati.
La costruzione di 4 centrali nucleari significherebbe:
· mantenere un oligopolio nella produzione e distribuzione dell’energia in Italia;
· creare uno sviluppo non distribuito sul territorio in termini di occupazione
(prima e durante);
· subordinazione alle nazioni che possiedono e gestiscono i giacimenti di uranio;
· grande impegno delle finanze nazionali in un unico settore.
Senza ripetere i rischi e le perplessità legate al nucleare (vedi capitolo nucleare)
Viceversa, lo sviluppo di politiche legate alle rinnovabili e al risparmio
porterebbero:
· distribuzione dell’investimento su tutto il territorio nazionale;
· ricchezza per le amministrazioni locali che avrebbero fondi derivanti dalla
produzione energetica per gli investimenti sul territorio (anche in ottica
federalistica);
· autoproduzione, quindi non dipendenza da altri per la reperibilità delle materie
prime;
· nel caso delle biomasse da allevamenti di bestiame e agricoltura in particolare
(ma il discorso vale per tutte le fonti) un ciclo che si chiuderebbe addirittura con
l’utilizzo degli scarti come concimi;
· un abbassamento delle emissioni di CO2;
· nuovi posti di lavoro su tutto il territorio derivanti da costruzione e gestione
degli impianti di produzione e dalle applicazioni dei sistemi di risparmio
energetico, oltre che dal settore della ricerca per sviluppare direttamente in
Italia le migliori tecnologie;
27 Sole vento alberi, presa diretta
· produzione immediata dopo soli pochi anni dall’inizio della costruzione
dell’impianto di produzione e/o immediata nel caso delle applicazioni dei sistemi
di risparmio.
Per raggiungere questi obiettivi è necessaria una diversa concezione del sistema
nazionale; l’amministrazione centrale deve uscire dall’ottica di accentramento della
produzione, distribuendo la produzione stessa sul territorio,
responsabilizzando così anche gli amministratori locali che devono essere
direttamente coinvolti; la specificità dei problemi locali e le opportunità offerte dalle
nuove tecnologie consentono una maggiore efficacia qualora le decisioni vengano
prese localmente. Tale decentramento si sposa perfettamente con il carattere locale e
di stretto adattamento al territorio che le fonti rinnovabili e la generazione distribuita
stanno sempre più sviluppando.
Per quanto riguarda la possibilità di risparmio è indispensabile una maggiore
promozione a riguardo, incentivando le aziende che fanno ricerca per
l’innovazione tecnologica e mantenendo, nel settore civile, gli incentivi fiscali.
Deve passare l’idea che produzione di energia pulita e efficienza energetica
rappresentano un’opportunità di crescita economica e sociale e una leva di
competitività per l’inserimento nel mercato globale.
Un esempio importante di pubblica amministrazione attenta a questa tematica,
che è riuscita a mettere assieme l’obiettivo del risparmio assieme a quello dell’utilizzo
dell’energia pulita, è quello di Torraca, in provincia di Salerno. Torraca è una
cittadina di 1400 abitanti che ha deciso di investire sul risparmio con la sostituzione
dell’illuminazione pubblica, da quella tradizionale a quella a LED; Torraca è stato così il
primo paese al mondo illuminato completamente a LED con un impianto di 700 punti
luce; il risparmio è del 60%, pari a 22.000 Euro/anno. Inoltre l’energia utilizzata per
questo tipo di illuminazione deriva da 4 impianti fotovoltaici da 45.5 kW ciascuno
(parte dell’energia prodotta viene ceduta). I benefici in termini ambientali derivano da
122 tonnellate in meno di CO2 emessa.
E’ stata creata una società a compartecipazione pubblica con il compito di rendere
coerenti le iniziative ambientali e energetiche sul territorio. Sempre da Torraca è
partita l’iniziativa di un master universitario e un corso triennale per la formazione di
figure professionali nella gestione di temi ambientali ed energetici nella pubblica
amministrazione.
Abbiamo già detto della promozione; obiettivo dei Giovani Democratici del FVG
sarà, nell’immediato periodo, quello della pubblicazione di un testo multimediale
sulla base di questo documento. E’ fondamentale, secondo il nostro punto di vista,
l’informazione riguardo a questi temi che sono determinanti per il nostro futuro e
decisamente troppo poco parlati. Per questo motivo è necessario creare una rete
di momenti e luoghi (anche telematici ovviamente) dove discutere e parlare di queste
tematiche, per fare in modo che si sappia che prima dei grossi investimenti ci sono
migliaia di interventi sicuri dal punto di vista della resa energetica e di quella
economica, assolutamente meno costosi e più puliti per produrre energia.
